domenica 22 maggio 2011

Ciò che vedo è vero, ciò che vivo è autentico

"...ma ciò che ancor più fondamentale era la scoperta che si doveva chiudere il sistema nervoso per dar ragione del suo funzionamento e che la percezione non doveva essere vista come la comprensione di una realtà esterna, ma piuttosto come la specificazione di questa, perchè non era possibile alcuna distinzione fra percezione e allucinazione nell'operare del sistema nervoso come rete chiusa.  Sebbene fossimo arrivati a questa conclusione attraverso lo studio della visione del colore ci sono molti esperimenti precedenti (...) che avrebbero potuto condurre ad una comprensione come rete chiusa di neuroni interagenti. Se ciò sia avvenuto o no io non lo so, ma anche se è avvenuto sembra che le sue implicazioni non siano state seguite sino alle loro conseguenze finali."

"... ci possiamo chiedere se oggi agli inizi del terzo millennio la trasformazione della struttura della funzione di paesaggio non sia progredita al punto da rendere già obsolete le riflessioni che la cultura teorica svolge per cercare di ricondurre la cosiddetta "logica dei non-luoghi" a quella più tradizionale di luogo antropologico. In realtà è possibile considerare i non-luoghi di Augè anche sotto un altro punto di vista, caratterizzandoli comunque come "luoghi a tutti gli effetti" negando quindi che possono realmente alterare il tessuto socioculturale attraverso una contrapposizione essenziale ai luoghi antropologici.
Questo tema meriterebbe uno studio apposito, ma possiamo qui osservare che invece di "non-luoghi" si potrebbe forse parlare di "neoluoghi", cioè di parti dello spazio rielaborate dalla cultura umana secondo logiche innovative rispetto a quelle tipiche della modernità." 

Quando rientrai dopo mesi di lontananza, alla fine di un percorso di frequentazione e di lavoro in Second Life, avevo abbandonato tutte le mie precedenti dimore. L'avere un luogo, della "terra mia" dove costruire il  palcoscenco delle mie attività virtuali, fossero anche state attività solitarie come guardare scendere la notte digitale, è parte essenziale del mio essere in un mondo sintetico.

Molte volte mi è capitato di entrare solo per assistere al luccichio dell'acqua, allo scorrere delle nubi o per sentire il rumore del vento. Amo le sim ben fatte paesaggisticamente parlando. Ricordo ancora oggi, una bella e ispirata chiaccherata con Zogia Zabelin, sulla terrazza di una delle mie prime abitazioni, a Trasimeno, e mi ricordo le tante volte in cui nel periodo invernale, la sim addobbata con neve e ghiaccio guardare il mio bosco di abeti rossi immerso nella neve  e nel buio, a Catur.

Ho ripreso una piccola parcel, a Lionheart. Zona residenziale, belle costruzioni (mediamente) e una buone modellazione del territorio. Ho un gran prato. Mi ci sdraio e tra l'erba guardo il cielo, la musica del canale Ambient di  Magnatune in cuffia.

In uno dei week end scorsi sono tornato a Levico, in trentino. E' uno dei miei luoghi preferiti, amo la montagna e ho orrore di spiagge roventi e affollate. Un prato ai bordi dell'albergo è in parte falciato e in parte ricolmo di un maggese fantastico. sembra un muro d'erba.  Mi siedo nella parte falciata e guardo verso l'erba e l'orizzonte della mia posizione viene occupato solo da un filare di grandi platani, dalle montagne e dal cielo. Sotto l'erba si sono celate abitazioni e auto.


Muro di maggese,  Levico 
Muro di maggese, Lionheart


Che cosa sono per ME quelle due esperienze? In cosa si distingueranno nel mio ricordo? Intanto si somigliano molto: per quanto mi riguarda in entrambi i casi ho deciso di sedermi e guardare il paesaggio che mi circondava.  Mi sforzo ora di ricordarmi ciò che i sensi diversi dalla vista mi riportano di questa esperienze. Le tracce sono molto più deboli, probabilmente mi ricordo del profumo dell'erba, ma non sono certo che ciò che ricordo come percezione sia di quel momento o è un ricordo repertoriato  già in me da altre esperienze. Non mi ricordo proprio nulla di particolare derivata della mia posizione.

Disambiguare le due esperienze non è nelle miei intenzioni. Credo invece che esse abbiano operato su di me similmente e si ascrivono entrambi nella mia memoria come ricordi di paesaggio.

L'aptico non c'entra? Si, assolutamente, ma in forme e in modi diversi: ho memoria e vivissima di esperienza trasmesse più dal corpo che dalla vista, ma riconosco che queste sono, sebbene vividissime, molto molto rare. Per contro però non ho alcuna memoria di percezione aptiche derivate da una esperienza da avatar.
Sfinge, Val Masino,  via Ratti-Bramani.
Aptico vividissimo
Second Life, luogo imprecisato,
Aptico irrilevante

Questo mi riconferma nella mia convinzione che l'assenza di una  percezione aptica  propria della virtualità al suo stato attuale di sviluppo nei metamondi è da una parte sopperito dallo sviluppo di sensi alternativi, l' Empatia come ho già affermato, e dall'altro ci  ribadisce come, prima che riescano a svilupparsi interfacce aptiche efficaci ( e ancora  a mio parere  non saranno sufficienti...) il senso ( e il limite)  delle esperienze sintetiche sta proprio in questo iato tra potenzialità probabilistica della virtualità e immanenza della realtà.

Le due citazioni.
La prima è di Humberto R. Maturana, dal suo saggio (condiviso con Francisco J. Varela)  "Autopoiesi e cognizione, la realizzazione del vivente" Biblioteca Marsilio, Venezia, quinta edizione 2004.
Il corsivo è mio. Qui voglio sottolineare come la virtualità dell'esperienza non preclude la sua autenticità per me che l'ho vissuta.

La seconda è di Eugenio Pesci, dal saggio "La Terra parlante, Dai paesaggi originali ai  non-luoghi  alpestri" CDA&Vivalda, Torino, 2004.
Anche in questo caso, il corsivo è mio e ribadisce come lo spazio culturale umano, e dunque anche quello dei mondi sintetici, siano (possano essere)  luoghi a tutti gli effetti, dove vivere un'esperienza.

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